L’ANALISI DEI PROCESSI FERMENTATIVI NELLA DISBIOSI INTESTINALE

L’ANALISI DEI PROCESSI FERMENTATIVI NELLA DISBIOSI INTESTINALE

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L’ANALISI DEI PROCESSI FERMENTATIVI NELLA DISBIOSI INTESTINALE

Sommario

    Soffrite di disturbi dell’alvo, meteorismo, flatulenza? Vi sentite spossati e dopo il pasto vi assale puntualmente la sonnolenza, il gonfiore o il dolore addominale? Potrebbe trattarsi di disbiosi, una condizione caratterizzata dall’alterazione della flora (o microbiota) intestinale. Numerosi studi hanno trovato un’associazione tra della composizione del microbiota e molte malattie croniche quali le malattie infiammatorie intestinali, l’obesità, il diabete di tipo II, l’asma allergica ed alcune malattie autoimmuni come il diabete di tipo I ed il morbo celiaco. E’ riconosciuto attualmente che l’insieme dei microrganismi residenti nel tratto gastrointestinale influenzano profondamente la fisiologia e la salute dell’ospite. Questo ecosistema microbico, infatti, sintetizza numerose molecole, che non solo interagiscono con i processi del sistema digerente, ma possono anche essere assorbiti ed incidere a livello sistemico.

    I carboidrati e le proteine non digerite rappresentano i substrati principali a disposizione del microbiota per effettuare i processi fermentativi, che producono un ampio spettro di molecole quali: acidi grassi a catena corta, ammoniaca, ammine, composti fenolici, aminoacidi a catena ramificata e gas. Altre attività del microbiota, inoltre, riguardano l’attivazione o l’inattivazione delle molecole bioattive presenti nei cibi (es. isoflavoni), la produzione di alcune vitamine e la trasformazione degli acidi biliari e degli xenobiotici (es. inquinanti, farmaci).

    I prodotti microbici derivanti dal metabolismo delle proteine includono aminoacidi a catena ramificata, ammoniaca, fenoli, p-cresolo, indolo e solfuro di idrogeno. Tutti questi hanno dimostrato in studi di laboratorio di essere tossici per le cellule. I composti fenolici fenolo, p-cresolo ed indolo sono i metaboliti principali della fermentazione batterica a partire rispettivamente dagli aminoacidi tirosina, fenilalanina e triptofano. Queste molecole sono assorbite rapidamente dalla mucosa del colon ed, una volta essere metabolizzati dal fegato, sono escreti attraverso urine. Nei soggetti sani questi composti non si accumulano nel corpo e perciò la loro eliminazione nelle urine può essere considerata una stima accurata della loro produzione nel colon.  In particolare l’indolo è prodotto da alcuni batteri autoctoni presenti nella nostra flora intestinale, che esprimono un enzima (Triptofanasi) in grado di effettuare la degradazione dell’aminoacido triptofano. La concentrazione di indolo urinario è tanto più alta quanto più sono presenti fenomeni putrefattivi a carico delle proteine. In aggiunta questa molecola è in grado di attraversare la barriera ematoencefalico ed entrare nel sistema nervoso centrale, in cui i suoi metaboliti possono esercitare effetti dannosi a livello neurologico. La sintesi eccessiva di indolo è dovuta all’alterazione del microbiota intestinale, cioè alla disbiosi, a sua volta favorita da una cattiva alimentazione, stress psicofisici, infezioni, malattie gastrointestinali ed utilizzo di alcuni farmaci (es. antibiotici, anticoncezionali). La valutazione della disbiosi putrefattiva può essere effettuata attraverso l’analisi di un semplice campione di urine e rappresenta un punto di partenza per una terapia adeguata.

     

    Bibliografia essenziale:

    • Nicholson JK, Holmes E, Kinross J, et al. (2012) Host-gut microbiota metabolic interactions. Science 336, 1262–1267.
    • Blaut M & Clavel T (2007) Metabolic diversity of the intestinal microbiota: implications for health and disease. J Nutr 137, 751S–755S.
    • Marchesi J & Shanahan F (2007) The normal intestinal microbiota. Curr Opin Infect Dis 20, 508–513.
    • Hooper LV, Littman DR & Macpherson AJ (2012) Interactions between the microbiota and the immune system. Science 336, 1268–1273.

    Cenni Biografici

    La Dottoressa A. Lorella De Mariani, Biologa Nutrizionista Specialista in Biochimica Clinica,Master di II Livello in Oncologia Integrata, socio dell'Associazione di Ricerca per le terapie Oncologiche Integrate A.R.T.O.I. Collabora con oncologi per calibrare e ottimizzare lo stile di vita e alimentare dei pazienti.  Ha conseguito l’abilitazione alla professione di biologo ed è iscritta all’albo dei biologi dal 17 marzo 1989 n. iscrizione 31855. Si occupa dei meccanismi alla base dei processi degenerativi correlati alla nutrizione: malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, disfunzioni del metabolismo lipidico, diabete, disbiosi intestinali, coliti, allergie/ intolleranze alimentari, alterazioni del peso, alimentazione in età scolare, alimentazione energetica per lo sportivo, alimentazione e autismo, alimentazione e invecchiamento, programmi anti-aging, gravidanza e allattamento, nutrizione oncologica integrata. L’attività consiste soprattutto nella elaborazione di programmi nutrizionali personalizzati, tenendo presente i principi della medicina ortomolecolare, dieta pH, nutriterapia e fitoterapia, con lo scopo di insegnare ai suoi pazienti un regime alimentare conciliabile con la vita quotidiana affinché possano raggiungere un benessere sia fisico che psichico. Biografia: http://www.demariani.it/biografia-lorella-de-mariani/

    Studio di Nutrizione Funzionale: Via B.Ricasoli, 2 Milano - Tel. 348.5473478 - E-mail: studio@demariani.it

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